Le sanzioni per il Contributo a fondo perduto

Premessa

Il Decreto Legge n. 73/2021 (c.d. Decreto sostegni bis), ripropone la previsione del contributo a fondo perduto, disegnando un complesso quadro di possibilità a disposizione dei contribuenti.

Tali disposizioni prevedono, infatti, diverse tipologie di contributi: alcuni ad erogazione automatica, altri parametrati al calo di fatturato basati su diversi archi temporali ed. infine, un nuovo contributo a “conguaglio” non più commisurato al calo di fatturato, bensì al calo reddituale. Questo nuovo contributo ha una struttura più articolata dei precedenti e mira a fornire un sostegno economico più adeguato e organico ai soggetti in difficoltà.

Tuttavia, la suddetta misura, al pari delle precedenti, è sottoposta ad sistema di controlli e sanzionatorio particolarmente severo e gravoso volto soprattutto a scoraggiare possibili abusi.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, procede al controllo dei dati dichiarati nelle istanze pervenute applicando le disposizioni in materia di accertamento sulle dichiarazioni, così come previsto dall’art. 31 e segg. del DPR 600/1973. Nell’ambito di queste verifiche, l’Amministrazione Finanziaria procede al controllo in relazione ai dati fiscali delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, ai dati delle comunicazioni di liquidazione periodica Iva, nonché ai dati delle dichiarazioni Iva e Redditi.

La sanzione prevista 

Qualora dai predetti controlli emergano delle irregolarità ed il contributo sia in tutto o in parte non spettante, l’Agenzia delle Entrate procede alle attività di recupero del medesimo, irrogando la sanzione prevista dall’art. 13, comma 5 del Decreto Legislativo n. 471/1997, che va dal 100% al 200% del contributo indebitamente accreditato. Per tale violazione è esclusa la possibilità della definizione agevolata. Inoltre, nel medesimo caso si applica, inoltre, la pena prevista dall’articolo 316-ter del Codice penale in materia di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, che prevede alternativamente:

  • la reclusione da 6 mesi a 3 anni;
  • nel caso di contributo erogato di importo inferiore a 4.000 euro, la sanzione amministrativa da 5.164 euro a 25.822 euro, con un massimo di tre volte il contributo indebitamente percepito.

Il meccanismo del ravvedimento operoso 

Il soggetto che ha percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di presentazione di istanza di rinuncia, può regolarizzare l’indebita percezione, restituendo spontaneamente il medesimo, i relativi interessi e versando la sanzione con applicazione delle riduzioni previste per il ravvedimento operoso.

In tema di ravvedimento operoso, il Legislatore, consente, ove la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche, l’autore della violazione può beneficiare di una riduzione delle sanzioni in base alla data di regolarizzazione spontanea.

Il riconoscimento da parte dell’Agenzia delle Entrate dell’applicazione dell’adempimento spontaneo con ravvedimento operoso riduce fortemente le pesanti conseguenze sanzionatorie previste in caso di percezione di un contributo non spettante.

Lascia un commento