Sito e-commerce: è sempre obbligatorio emettere la fattura?

Premessa

Anche nella nostra cultura, oramai, si è affermato un nuovo modo di procedere agli acquisti. Se prima i Consumatori erano propensi ad effettuare gli acquisti direttamente in negozio, con l’avvento e la propagazione di internet, oramai i Consumatori finali spesso effettuano gli acquisti direttamente sul web. Si pensi ai siti web di negozi che vendono anche online, oltre ai colossi mondiali di Amazon, Ebay, ecc.

Per commercio elettronico si intende la vendita di beni effettuate tramite l’utilizzo di mezzi elettronici.

Ai fini Iva, il Legislatore ha previsto la distinzione tra due forme di commercio elettronico: commercio elettronico diretto e commercio elettronico indiretto. Ma quali sono le principali differenze tra i due modelli di e-commerce?

E-commerce diretto ed indiretto: definizione

Per commercio elettronico indiretto si intende la cessione di beni materiali per i quali il compenso è pagato tramite mezzi elettronici. Tuttavia, con questa forma di e-commerce, la consegna e la spedizione del bene avvengono tramite i sistemi tradizionali (es. posta o vettore). Si pensi, ad esempio, all’acquisto di un libro cartaceo tramite il sito internet di una libreria. In questo caso si ha un e-commerce indiretto, in quanto il libro cartaceo sarà spedito tramite un vettore, mentre il pagamento avviene tramite carta di credito o paypal.

Invece, il commercio elettronico diretto si ha quando l’oggetto dello scambio sono i soli servizi elettronici. In questo caso, quindi, l’ordine, la consegna ed il pagamento avvengono esclusivamente tramite mezzi elettronici. Si pensi allo stesso acquirente di prima che invece di acquistare un libro cartaceo, decide di comprare un e-book, sempre attraverso il sito internet della libreria. L’acquisto avviene tramite un mezzo elettronico (es. paypal) e l’acquirente, subito dopo il pagamento ha già a disposizione la possibilità di scaricare sul suo computer l’e-book per poterlo leggere in qualsiasi momento. 

Disciplina Iva dell’e-commerce

Ai fini Iva è molto importante distinguere la fattispecie del commercio elettronico diretto ed indiretto.

Iva nell’e-commerce diretto

Come già precisato poc’anzi, nel commercio elettronico diretto, tutto il processo avviene tramite sistemi elettronici, compreso il relativo pagamento.

Da un punto di vista fiscale, la fattispecie del commercio elettronico diretto è assimilata ad una prestazione di servizi (infatti la cessione di un bene immateriale non costituisce una cessione di beni).

Per questo la cessione si considera effettuata al momento del pagamento del corrispettivo.

La regola generale per le prestazioni di servizi presuppone che se l’operazione è effettuata tra soggetti titolari di partita Iva, si applica il meccanismo del reverse charge, in quanto è lo stesso acquirente a dover versare l’Iva nel proprio paese.

A partire dal 2015, in deroga alla regola generale del principio di territorialità, se l’acquirente è un soggetto privato, ai fini fiscali è rilevante la sede in cui si trova il Consumatore finale. Ciò significa che il venditore ha l’obbligo di versare l’Iva nel paese in cui si trova il proprio acquirente. Da un punto di vista operativo, il venditore ha l’obbligo di identificarsi nel paese del committente ed effettuare tutti gli adempimenti, secondo le regole locali, per il versamento dell’Iva.

Il Regime del MOSS

Il regime del MOSS (Mini One Stop Shop) è una procedura semplificata per tutti i Contribuenti che vendono a privati esteri (Ue o ExtraUe). Si tratta di un procedimento che permette di assolvere l’Iva e tutti i relativi adempimenti derivanti da prestazioni di telecomunicazione, teleradiodiffusione e di servizi elettronici (commercio elettronico diretto). In conclusione, con questo sistema il Contribuente non ha l’obbligo di identificarsi nei diversi paesi in cui effettua la prestazione, potendo adempiere agli obblighi Iva nello Stato in cui si è identificato. Tale Stato provvederà poi al trasferimento dell’imposta allo Stato membro di destinazione

Iva nell’e-commerce indiretto

La disciplina del commercio elettronico indiretto è assimilata a quella delle vendite a distanza. Se il bene è venduto ad un soggetto titolare di partita iva Ue anche in questo caso, come nell’e-commerce diretto, si applica il meccanismo del reverse charge.

Tuttavia, la procedura fiscale adottata nel caso di consumatori finali Ue ed un soggetto ExtraUe (operatore economico o privato) si differenzia a seconda della destinazione del bene.

Così come nelle vendite a distanza, per le cessioni di beni effettuate in territori Ue, è prevista una semplificazione, applicandosi l’Iva italiana se le operazioni effettuate non superano la soglia dei 100.000,00 mila euro nell’anno in corso o nell’anno solare precedente. Soltanto al superamento di tale soglia, il venditore ha l’obbligo di identificarsi nel paese del committente ed adempiere a tutti gli obblighi ai fini Iva.

Infine, per le vendite effettuate a clienti ExtraUe si applica l’art. 8, comma 1 del DPR 633/1972 il quale prevede dove la cessione è non imponibile ai fini Iva, in quanto è previsto il trasporto ed il pagamento dell’Iva tramite la dogana. La procedura di esportazione non si differenzia a seconda della natura del cliente (consumatore finale o soggetto titolare di partita iva).

E-commerce: no all’obbligo di emissione della fattura

Sia nel commercio elettronico diretto che indiretto sono esonerati sia dall’emissione della fattura, salvo sia espressamente richiesta dal cliente, sia dalla certificazione dei corrispettivi. 

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate con apposita circolare ha esonerato, almeno in fase di prima applicazione, l’invio dei corrispettivi telematici.

Se hai bisogno di aiuto perché intendi avviare un’attività di e-commerce, o semplicemente vuoi sapere se la fattura che hai ricevuto dal tuo fornitore rispetta la normativa vigente in tema di commercio online, non rimandare, contattaci subito, ti forniremo una consulenza puntuale e su misura per te.

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Questo articolo ha 6 commenti.

  1. Roberto

    Salve, mi chiamo Roberto e sono un fotografo con P.Iva a regime Forfettario. Sul mio sito personale ho aperto una sezione shop dedicata alla vendita online di materiale elettronico spedito direttamente tramite email (guide in pdf, file vari). Volevo capire al fine fiscale come comportarmi. Tramite ricerche su internet ho capito che questo tipo di commercio si chiama “Commercio Elettronico Diretto”, mi corregga se sbaglio in qualcosa. Ai fini di ogni acquisto, il pagamento del cliente avviene tramite PayPal, sono obbligato a fare fattura? Se il cliente è un privato no? naturalmente se il cliente la chiede sono obbligato a farla ( compilando i campi obbligatori come nome, cognome, C.F o P.IVA etc) . Ho letto pure che una soluzione sarebbe di annotare su un registro dei corrispettivi i relativi incassi giornalieri. Se è si quale sarebbe la procedura? Paradossalmente se in un giorno dovessi ricevere 1000 acquisti credo sia impossibile fare mille fatture cartacee (regime forfettario è esente dalla fatturazione elettronica). Anche perchè parliamo di prodotti dal valore di 3/5€. Spero di essere stato chiaro di esporre il mio problema. Attendo una sua risposta. Buona giornata.

    1. Buongiorno Sig. Roberto,

      innanzitutto La ringrazio per aver letto l’articolo e per il suo commento. Se le può interessare, ci sono tanti altri articoli dai quali può prendere spunto e magari condividere anche sui suoi canali social per rispondere alle molteplici domande che si possono porre molti imprenditori e liberi professionisti.

      In ogni caso cercherò di risponderLe in maniera esaustiva. Poi, se avesse necessità di un consulto professionale, ci possiamo sentire in ogni momento dato che, nonostante il periodo di difficoltà che sta vivendo il nostro Paese, noi siamo sempre a disposizione e a sostegno dei nostri assistiti.

      Le varie guide ed i file vari rientrano nella definizione del Commercio elettronico diretto (sono file o PDF che si scaricano dopo aver pagato un importo previsto sul suo sito internet). Innanzitutto, questa tipologia di attività ha un codice ATECO diverso rispetto a quella di fotografo ed è considerata un’attività di tipo imprenditoriale, il che prevede l’obbligo di SCIA al Comune di appartenenza e la relativa iscrizione in Camera di Commercio in qualità di imprenditore individuale, con possibili adempimenti anche da un punto di vista previdenziale. Anticipato ciò, come “commercio elettronico diretto” Lei per le vendite non è obbligato ad emettere alcuna fattura. Inoltre, non ha l’obbligo di certificare i corrispettivi. Pertanto, l’obbligo di fatturazione esiste soltanto in alcuni casi (perché richiesto direttamente dal cliente oppure, qualora le vendite siano effettuate a clienti esteri titolari di partita Iva). In tutti gli altri casi può trascrivere le vendite su un foglio elettronico creato appositamente da Lei o fornito dal suo Commercialista. Ovviamente il file creato deve considerare i possibili adempimenti ai fini Iva che si generano con l’iscrizione al MOSS, peraltro compatibile con il suo regime fiscale agevolato.
      A conclusione, per rispondere alla sua domanda, quindi, se Lei ad esempio vendesse in Italia in un unico giorno 1.000 guide in PDF dal valore di 3 euro l’una, salvo venga richiesto direttamente dal cliente al momento dell’acquisto, Lei non ha l’obbligo di emettere alcuna fattura ma deve semplicemente tracciare le vendite, in quanto poi su tale ammontare, entro i termini di legge, dovrà versare l’Iva dovuta.

      Se dovesse avere dubbi non esiti a contattarci.

      Cordiali saluti,

      Mattia Giannini
      Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti

  2. Matteo

    Volevo un chiarimento, in presenza del regime forfettario e in presenza di cessione di e-book ( E-commerce diretto e indiretto) in EU e in EXTRA UE, sotto la soglia di Euro 10.000 per ogni paese, non sarei obbligato al MOSS.
    Certificherei le vendite con un file excel.
    Grazie e Buona giornata

    1. Buonasera,

      Premesso che il MOSS è compatibile con il Regime Forfettario, in quanto nel Commercio Elettronico si applicano le analoghe disposizioni anche per chi fa parte del regime agevolato, e che il relativo MOSS si applica solo nel commercio elettronico diretto, confermo che si può decidere di non applicarlo per le vendite al di sotto la soglia di protezione, ossia 10.000 euro, importo al netto dell’IVA. Il limite di 10.000 euro è per ogni paese, in quanto hanno eliminato negli stati membri ogni riferimento ad altri limiti (ogni Stato indicava un limite a sé).

      Parzialmente diverso per quanto riguarda invece le vendite extraUe, per il quale non vi è il MOSS (si applica solo a livello intracomunitario ad oggi), ma si ha l’obbligo di fatturazione con esclusione art. 7-septies.

      Se avesse bisogno di altre informazioni, non esiti a contattarci in privato.

      Cordiali saluti,

      Studio Commercialista Giannini

  3. Giacomo

    Volevo un chiarimento: le attività di consulenza svolte via internet verso clienti privati, pagate tramite sistemi di pagamento elettronici direttamente sul sito del consulente, sono da considerarsi servizi elettronici e quindi rientrano, in base al decreto legislativo 27 ottobre 2015, nel commercio elettronico (con conseguente esonero dalla certificazione elettronica dei corrispettivi)?

    1. Buonasera,
      innanzitutto dipende dal tipo di attività svolta. L’attività di consulenza, ad esempio svolta a livello medico, psicologico, piuttosto che di un avvocato o di un consulente fiscale, non è considerato e-commerce e quindi non è soggetto alle regole del Decreto Legislativo n. 27 Ottobre 2015. Questa deduzione non solo si ha leggendo la norma che individua alcuni esempi di e-commerce per i servizi elettronici, bensì dall’art. 7, paragrafo 1 del Regolamento UE/282/2011 il quale precisa che “i «servizi prestati tramite mezzi elettronici», di cui alla direttiva 2006/112/CE, comprendono i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione.
      Inoltre, sempre il paragrafo 3 del suddetto citato articolo 7, recita che, non rientrano nel paragrafo 1 ad esempio “i servizi di professionisti, quali avvocati e consulenti finanziari, che forniscono consulenze ai clienti mediante la posta elettronica”.

      Quindi, un avvocato o più in generale un Consulente, per l’attività di consulenza, pur facendosi pagare in formato elettronico tramite il sito internet, prevedono un intervento umano non minimo e, conseguentemente, l’attività di consulenza non può configurarsi appartenente al settore dell’e-commerce ed alle relative regole che gli appartengono. A privati ai quali viene fatta attività di consulenza, quindi, è obbligatorio il rilascio della fattura.

      Cordiali saluti,

      Studio Commercialista Giannini

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